Vino dealcolato: giudizio sbilanciato dai puristi?

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Chi critica il vino dealcolato?

Appassionati, puristi, aziende o professionisti legati al mondo del vino tradizionale sono spesso in prima linea quando si tratta di muovere critiche nei confronti del vino dealcolato; difficilmente chi non appartiene a questa schiera si presenta con un approccio acritico al prodotto in questione.

E perché, quindi, lo si critica tanto?

Le ragioni delle critiche

Gli anelli deboli della catena, a loro dire, si individuano principalmente nella differenza di sapore e in quelle caratteristiche che riguardano struttura, densità, odori e aromi che risultano carenti nel cugino analcolico.  Oltre a ciò, è un certo spirito conservatore e protettivo che motiva questo approccio, perché si sa che il prodotto analcolico risulta superiore grazie ai suoi benefici legati alla salute, alle sue proprietà anti-aging e per quanto riguarda dipendenze e calorie.

Ma in questo mare magnum di opinioni, dove sta la ragione?

Dal mio punto di vista, non dalla loro parte.

L'esempio di Ketchup e salsa di pomodoro

Per spiegarmi, vi propongo un esempio non tra i più azzeccati, ma che secondo me può rendere bene il concetto: ketchup e salsa di pomodoro sono la stessa cosa? No. Da una certa prospettiva però sì, dato che derivano dalla stessa materia prima. Dove sta scritto che è vietato preparare un piatto di pasta condito col ketchup piuttosto che con una comunissima salsa di pomodoro? Per alcuni può risultare del tutto normale, per i più, invece, una blasfemia bella e buona.

Appare evidente che, soprattutto perché si è abituati a pensare in maniera rigida, pochi sceglierebbero di optare per un condimento così alternativo - noi italiani in primis. Anzi, basterebbe rendersi conto che si tratta di ketchup e immediatamente allontaneremmo il piatto, senza neanche pensare di assaggiarlo.

Ci troviamo in una situazione simile quando confrontiamo il vino tradizionale e quello analcolico, sebbene con differenze sostanziali. Infatti, l'idea di paragonare il vino analcolico al ketchup e il vino tradizionale alla salsa di pomodoro sembra suscitare sconcerto.

La domanda che sorge spontanea è: chi è abituato a mangiare pasta al pomodoro ha senso che giudichi una pasta al ketchup? E al contrario, chi è abituato a mangiare pasta al ketchup ha senso che la paragoni a una salsa al pomodoro?

E se servissimo lo stesso piatto senza preannunciare che si tratta di ketchup anziché di sugo tradizionale? Forse potremmo pensare che non sia il sugo migliore che abbiamo mai mangiato; magari non ci piacerà, oppure, al contrario, potrebbe sorprenderci piacevolmente.

Succede più o meno lo stesso quando si tratta di fare assaggi alla cieca tra vino analcolico e tradizionale.

In seguito a questo esempio, risulta quindi abbastanza naturale che alcune persone apprezzino il dealcolato mentre altre lo reputino difficilmente accettabile; e per questi ultimi, secondo voi, sarebbe più facile apprezzarlo se pensassero all’assenza della componente alcolica e al minor numero di calorie presenti in esso?

Il principio della soggettività del gusto

Questo è un chiaro esempio di come le persone risultino influenzabili a diversi livelli: alcune apprezzano particolarmente il dealcolato, ma basta una semplice opinione discordante proveniente da una qualsiasi persona ritenuta esperta nel campo dei vini per fargli cambiare parere. Altre ancora passano dall’essere entusiasti a delusi semplicemente in virtù di una suggestione esterna, non tanto per il prodotto in sé.

Sarebbe invece bene che ci abituassimo ad un unico e intramontabile principio di fondo: il mondo è vario ed il gusto è soggettivo. Mai rinunciare a qualcosa che ci piace perché soggetto a critiche o perché considerato fuori moda.

In definitiva, potrebbe essere che gli esperti di vino tradizionale non siano i più adatti a formulare giudizi sul vino dealcolato. Pertanto, se ti piace, non preoccuparti delle loro opinioni e continua a preferirlo, tenendo conto anche dei benefici per la tua salute.

 

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1 commento

  • Marco Cecere il giorno

    Hai perfettamente ragione Luca ed io sono con te! Anche io mi reputo un appassionato ed anche purista del vino tradizionale alcolico, e pur riscontrando differenze in sapori, densità etc .. soprattutto nei secchi, ho molto apprezzato i vari prodotti acquistati sia da te che su altri siti (per ragioni economiche) che ho pagato rateizzando. Ovvio che le bollicine mitigano meglio l’assenza di alcool e trasportano al naso maggiormente i profumi rispetto ai secchi, personalmente apprezzo molto lo sforzo di chi come te cerca di responsabilizzare e far capire che si può bere meno e soprattutto “sano”……Sostengo molto questa campagna anche perché capisco la difficoltà a far decollare la cosa con i “se ed i ma” di tanti……e permettere anche una riduzione dei prezzi. Attualmente spronato dal bellissimo articolo di Margo Schachter su Vanity Fair sul Dry January, affronto la sfida che mi sono imposto chiamata Sober Spring che ho scelto di iniziare con non poche difficoltà il giorno di Pasqua! (31/03/2024) come segno della mia rinascita e che porterò avanti fino al 1 maggio e dove ho bevuto con lo stupore di tanti i vini dealcolati e le birre analcoliche abbinandoli a tante pietanze della tradizione……

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